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Pubalgia: Sintomi, Cause e Trattamenti Fisioterapici Efficaci
La pubalgia è un'infiammazione dolorosa che colpisce i muscoli dell'area pubica, spesso causata da microtraumi ripetuti. Comune tra sportivi e donne in gravidanza, si manifesta con dolore inguinale e nel basso ventre. In questo articolo analizziamo sintomi, cause, diagnosi e i trattamenti fisioterapici più efficaci.
Pubalgia: Sintomi, Cause e Trattamenti Fisioterapici Efficaci
Analizziamo insieme quali possono essere le cause di insorgenza e i rimedi più accreditati, per risolvere una condizione così invalidante, presso il nostro Centro di Fisioterapia ed Osteopatia a Roma Balduina.
• La pubalgia: cos'è?
• Cos'è la pubalgia: un breve approfondimento anatomico
• Classificazione della pubalgia: le principali tipologie
• Come riconoscere la pubalgia: sintomi e segni da non ignorare
• Come si diagnostica la pubalgia: test, esami e diagnosi differenziale
• Come si cura la pubalgia: trattamenti e terapie efficaci
• Esercizi di stretching e rinforzo muscolare per la pubalgia
• Bibliografia

La pubalgia: cos'è?
La pubalgia è una delle condizioni più frequentemente trattate in ambito fisioterapico. Si manifesta come un’infiammazione dei tendini dei muscoli che si inseriscono nella zona pubica, come: gli adduttori, il muscolo gracile, il pettineo e gli addominali. Questa condizione è generalmente causata da microtraumi ripetuti nel tempo che, provocando microlesioni alle fibre muscolari coinvolte, determina lo stato infiammatorio.
Il sintomo principale è un dolore localizzato nella regione inguinale o nel basso ventre, che può irradiarsi verso l’addome e la coscia.
La pubalgia è particolarmente comune tra gli sportivi che praticano: calcio, hockey, scherma, equitazione o sport che prevedono scatti, cambi di direzione e corsa.
Anche le donne in gravidanza, come già affrontato in precedenti articoli, possono sviluppare questa condizione. L’aumento del volume addominale, il peso del pancione e le alterazioni biomeccaniche legate alla gestazione possono contribuire a sovraccaricare i muscoli del pube, provocando infiammazione.
In questo articolo approfondiremo cos’è la pubalgia, i suoi sintomi, le cause e i principali trattamenti, con un focus specifico sui metodi di diagnosi più efficaci.
Cos'è la pubalgia: un breve approfondimento anatomico
Come già accennato, la pubalgia è un’infiammazione che interessa i muscoli che originano e si inseriscono sulla sinfisi pubica. Ma quali sono questi muscoli? E cos’è la sinfisi pubica?
La sinfisi pubica è un’articolazione che collega le due ossa pubiche tramite un robusto sistema di legamenti. Questa struttura svolge un ruolo fondamentale nella stabilità del bacino che risulta formato da 2 ossa pubiche e legamenti come:
• Legamento pubico anteriore
• Legamento pubico posteriore
• Legamento pubico superiore
• Legamento arcuato
Mentre i muscoli coinvolti nella pubalgia sono:
• Muscolo grande adduttore: è il più profondo e potente tra gli adduttori dell’anca; consente la rotazione interna della stessa;
• Muscolo adduttore lungo: favorisce l’adduzione e la rotazione esterna della coscia d’anca;
• Muscolo adduttore breve: anch’esso adduce e ruota esternamente l’anca;
• Muscolo pettineo: adduce, flette e ruota esternamente l’anca.
• Muscolo gracile: situato medialmente alla coscia, ha il compito di: addurre, flettere e ruotare esternamente l’anca.
• Muscoli addominali, come: i retti e gli obliqui dell’addome, si inseriscono su quasi tutto il margine della cresta pubica e sono fondamentali per la flessione e l’inclinazione del tronco.
Classificazione della pubalgia: le principali tipologie
La pubalgia, a seconda dell’area anatomica coinvolta, può essere denominata con:
• Sindrome retto-adduttoria
È la forma più comune di pubalgia, frequente negli sportivi, in particolare nei calciatori. Questa condizione è caratterizzata dall’infiammazione dei punti di inserzione dei muscoli adduttori e dei muscoli addominali.
• Sindrome sinfisaria
Si riscontra prevalentemente nelle donne in gravidanza. Poiché l’articolazione della sinfisi pubica viene sottoposta ad un carico considerevole durante la gestazione per via dell’aumento di peso e delle modifiche posturali. Inoltre, gli ormoni prodotti in gravidanza aumentano l’elasticità dei legamenti, determinando instabilità alla struttura portante. Questo può causare dolore nella zona del basso ventre e dell’inguine.
• Sindrome della guaina del retto femorale
Questa forma è causata dallo stiramento del nervo perforante, dovuto a una lesione della fascia muscolare superficiale dei muscoli addominali. Anche in questo caso, il dolore può essere localizzato nella zona addominale o inguinale, con possibili irradiazioni.
Come riconoscere la pubalgia: sintomi e segni da non ignorare
Il sintomo principale della pubalgia è il dolore, la cui intensità può variare da lieve a molto forte. Solitamente il dolore è localizzato nella zona inguinale, ma può irradiarsi verso: basso ventre, addome, interno coscia e, negli uomini, anche a livello testicolare. Spesso, il dolore compare al mattino o quando si iniziano a svolgere attività fisiche che coinvolgono i muscoli adduttori o addominali. Nei casi più gravi, si tratta di un dolore continuo e acuto, che peggiora durante l’attività fisica fino a costringere l’interruzione dell’esercizio. In queste situazioni, la pubalgia può compromettere anche le attività quotidiane più semplici, come camminare, diventando un vero e proprio fattore limitante della funzionalità muscolare.
Altri sintomi associati possono includere gonfiore e arrossamento inguinale, segni tipici di infiammazione. Alla palpazione, inoltre, si può percepire una certa rigidità muscolare, spesso indicativa di una contrattura o trigger point in atto.
Come si diagnostica la pubalgia: test, esami e diagnosi differenziale
La diagnosi della pubalgia viene effettuata da un medico specialista (ortopedico o un fisiatra) attraverso un’approfondita raccolta anamnestica ed un esame obiettivo del caso. Durante la prima visita, lo specialista erogherà una serie di test clinici specifici atti ad identificare la patologia di base.
Un aspetto importante della valutazione è la palpazione dell’area dolente. I tendini dei muscoli adduttori, trovandosi in superficie, permettono di individuare eventuali aree rigide o ispessite. La palpazione della zona inguinale, inoltre, è anche utile per discriminare la presenza di un’ernia da una pubalgia.
Diagnosi differenziale: patologie con segni e sintomi simili
Molte condizioni possono manifestarsi con un dolore simile a quello della pubalgia, specialmente nella zona inguinale. Tra queste troviamo:
• Coxartrosi o artrosi d’anca
• Lombalgia
• Fratture pubiche o dell’anca
• Linfonodi ingrossati nella zona inguinale
• Disturbi dell’apparato urinario o gastrointestinale
• Cruralgia
• Strappi muscolari (adduttori o retti addominali)
• Varicocele
Per chiarire la diagnosi e individuare la causa esatta del dolore o del disturbo, lo specialista può e deve prescrivere esami strumentali più approfonditi.
Esami diagnostici per la pubalgia
1. Radiografia (RX), utilizza raggi X per “fotografare” le ossa. È un esame semplice e di rapida esecuzione, escluso solo per le donne in gravidanza. È utile per escludere fratture, malformazioni, artrosi dell’anca o del bacino.
2. Ecografia muscolo-tendinea, esame non invasivo e indolore, della durata di circa 20 minuti. Utilizza sonde a ultrasuoni per valutare muscoli e tendini, evidenziando lesioni, edemi, raccolte di liquidi o calcificazioni. Le immagini bidimensionali consentono un’osservazione in tempo reale.
3. Eco-color-doppler, tecnologia che sfrutta gli ultrasuoni per osservare il flusso sanguigno nei tessuti. I tessuti infiammati presentano una maggiore vascolarizzazione, visibile sul monitor come aree colorate (rosso o blu). Una variante ancora più sensibile è il Power Doppler, utile per rilevare anche flussi sanguigni molto lenti.
4. Risonanza Magnetica Nucleare (RMN), considerata il gold standard nella diagnosi della pubalgia. È un esame non invasivo, della durata di circa 30 minuti, che consente di visualizzare in dettaglio ossa, muscoli, tendini e visceri. Se necessario, viene utilizzato un mezzo di contrasto (gadolinio), somministrato per via endovenosa per migliorare la qualità delle immagini. In tal caso, è richiesto il digiuno.
5. Tomografia Computerizzata (TC), fornisce immagini tridimensionali del corpo attraverso sezioni. L’eventuale uso di mezzi di contrasto consente di individuare con maggiore precisione eventuali zone infiammate o patologiche.
Come si cura la pubalgia: trattamenti e terapie efficaci
Una volta diagnosticata la pubalgia, il primo passo fondamentale è il riposo. L’attività fisica può aggravare l’infiammazione, mentre il riposo favorisce la riduzione dei sintomi e permette alle microlesioni muscolari di iniziare il processo di guarigione.
Durante questa fase iniziale è essenziale evitare qualsiasi sforzo fisico, soprattutto attività sportive. Continuare ad allenarsi con un'infiammazione in corso può portare alla cronicizzazione della patologia, prolungando i tempi di recupero e aumentando il dolore.
Il medico può prescrivere farmaci antinfiammatori e antidolorifici, sia per via orale sia sotto forma di pomate o cerotti da applicare localmente. Nei casi più gravi, si può ricorrere a infiltrazioni con corticosteroidi o, in ultima istanza, all’ intervento chirurgico.
Per ridurre dolore e infiammazione, in fase acuta, è utile applicare ghiaccio sulla zona interessata per circa 15 minuti, almeno 3 volte al giorno.
Il ruolo della fisioterapia nella cura della pubalgia

La fisioterapia riveste un ruolo chiave nel trattamento della pubalgia. Il fisioterapista, come avviene presso il Centro di Fisioterapia ed Osteopatia a Roma Balduina, ti guiderà attraverso esercizi di allungamento e rafforzamento muscolare, con l’obiettivo di ristabilire l’equilibrio funzionale e preparare i muscoli a tollerare nuovamente gli sforzi fisici. A supporto della terapia manuale, si possono utilizzare anche tecnologie strumentali con effetto antinfiammatorio e antidolorifico, quali:
• Tecar terapia, che utilizza radiofrequenze per generare calore nei tessuti profondi (calore endogeno). Favorisce la circolazione, l’eliminazione delle tossine, migliora l’ossigenazione e stimola il microcircolo, con effetti positivi su infiammazione e dolore.
• Onde d’urto, una tecnica che sfrutta onde acustiche (sonore) ad alta intensità che penetrano in profondità, stimolando una risposta rigenerativa del tessuto target e riducendo progressivamente lo stato infiammazione. È indicata in casi complessi o particolarmente cronici.
• Laser ad alta potenza, favorisce i processi riparativi dei tessuti, riduce l’infiammazione e allevia il dolore attraverso la stimolazione della rigenerazione cellulare.
Spesso, questi trattamenti vengono combinati per potenziarne l’efficacia e accelerare il recupero.
Esercizi utili per la pubalgia: cosa fare sotto guida del fisioterapista
Dopo 1-2 settimane di riposo assoluto, il medico potrebbe consigliarti di iniziare un percorso riabilitativo con un fisioterapista. Il tipo di esercizi e la loro intensità verranno stabiliti in base alla gravità della pubalgia e alla tua condizione fisica.
Una terapia sempre più utilizzata in questa fase è l’idrochinesiterapia, ovvero la riabilitazione in acqua. Grazie all’azione antigravitaria dell’acqua, il carico sulle articolazioni si riduce notevolmente, permettendo di eseguire movimenti controllati con minore dolore e affaticamento. Di seguito alcuni esercizi di allungamento e rinforzo muscolare indicati in caso di pubalgia. Ricorda: devono essere eseguiti solo sotto supervisione di uno specialista per evitare il rischio di peggioramento.
Esercizi di stretching e rinforzo muscolare per la pubalgia
• Stretching degli adduttori da seduti
Siediti con la schiena dritta e le gambe piegate. Unisci le piante dei piedi e afferra le caviglie con le mani, tenendo i talloni a contatto con il pavimento. Mantieni la posizione per circa 5 minuti, poi esegui leggere oscillazioni aprendo e chiudendo le ginocchia. Questo esercizio favorisce il rilassamento degli adduttori della coscia.
• Stretching dei posteriori delle gambe
Seduto a terra, distendi le gambe e uniscile. Piegati in avanti cercando di toccare la punta dei piedi con le mani. Sentirai un allungamento nella parte posteriore delle cosce.
• Stretching alla parete
Sdraiati su un tappetino con le gambe sollevate contro il muro. Apri lentamente le gambe secondo la tua tolleranza e mantieni la posizione per circa 2 minuti.
• Rinforzo degli adduttori con la palla
Sdraiato con le ginocchia flesse, posiziona una palla morbida (circa 8 cm di diametro) tra le ginocchia. Esegui contrazioni ripetute stringendo la palla, senza farla cadere. Questo esercizio serve a rinforzare i muscoli adduttori.
• Stretching dell’ileo-psoas (posizione del cavaliere)
In ginocchio su un tappetino, porta una gamba avanti con il ginocchio piegato. L’altra resta poggiata al suolo. Il ginocchio anteriore non deve superare la punta del piede. Mantieni la schiena dritta e spingi delicatamente il bacino in avanti finché senti tirare la parte anteriore della coscia posteriore.
Core Stability: la fase di recupero post-acuta
Durante la fase post-acuta, è utile inserire esercizi di Core Stability, per migliorare il controllo del tronco e prevenire ricadute. Uno degli esercizi più efficaci in questo senso è il plank, molto noto anche in ambito fitness.
Ma come eseguire il plank correttamente??
1. Mettiti sdraiato a terra in posizione prona (a pancia in giù).
2. Appoggiati sugli avambracci e sulle punte dei piedi.
3. I gomiti devono essere allineati alle spalle, la testa in linea con la colonna, lo sguardo rivolto in avanti.
4. Le gambe sono tese e unite, i glutei contratti, i piedi a martello.
L’obiettivo è mantenere il corpo perfettamente allineato: evita che il bacino cada troppo verso il basso o salga eccessivamente. Se possibile, esegui l’esercizio davanti a uno specchio per monitorare la postura. Inizia mantenendo la posizione per 30 secondi, aumentando gradualmente fino a 1 minuto o più, sotto guida del fisioterapista.
Se anche tu presenti dolore o fastidio a livello dell'inguine, non esitare a contattarci!! Ti aspettiamo presso il nostro Studio fisioterapico ed osteopatico a Roma Balduina.
BIBLIOGRAFIA
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Via AG, Frizziero A, Finotti P, Oliva F, Randelli F, Maffulli N. Management of osteitis pubis in athletes: rehabilitation and return to training - a review of the most recent literature. Open Access J Sports Med. 2018 Dec 24;10:1-10. doi: 10.2147/OAJSM.S155077. PMID: 30613167; PMCID: PMC6307487.
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