Cervicalgia: come intervenire sul dolore cervicale

  • 24. Sep. 24
Cervicalgia: come intervenire sul dolore cervicale

La cervicale è la parte superiore della colonna vertebrale, fondamentale per il supporto della testa e per permettere movimenti in tutte le direzioni. Essendo il tratto con maggiore mobilità, è anche il più vulnerabile, predisposto a problemi come protrusioni, contratture e lesioni. La stabilità cervicale dipende da un buon controllo neuromuscolare, spesso ridotto in caso di disfunzioni. Il tratto cervicale è formato dalle prime sette vertebre, con atlante ed epistrofeo che si distinguono per la loro morfologia. I movimenti cervicali (flessione, estensione, inclinazione e rotazione) sono resi possibili da due gruppi muscolari: stabilizzatori, che garantiscono il controllo articolare, e dinamici, che permettono la mobilità. La lordosi cervicale, una curva fisiologica della colonna, può essere alterata da posture scorrette come quelle tenute durante l’uso prolungato del cellulare o del computer, portando a problematiche come la rettilineizzazione della cervicale e degenerazioni discali. Infine, le cause principali del dolore cervicale includono l'instabilità o la rigidità, entrambe associate a patologie come colpo di frusta, cervicalgia, cervicobrachialgia, e artrosi.

Cervicalgia: come intervenire sul dolore cervicale

Scopriamo insieme come gestire questa condizione invalidante presso il nostro Centro di Fisioterapia ed Osteopatia a Roma Balduina 

• Introduzione
• Anatomia e fisiologia del tratto cervicale
• Cause di dolore della cervicale
• Cervicale: il colpo di frusta
• Sintomi annessi al colpo di frusta 
• Quanti tempo è consigliato portare il collare dopo un trauma alla cervicale?
• La spondilolistesi cervicale
• Trigger points e contratture muscolari del tratto cervicale
• Cosa si intende per mal di testa cervicale
• Vertigini
• Cervicalgia: come intervenire sul dolore cervicale
• La Cervicobrachialgia
• Cervicale associata ad osteoporosi

 

Introduzione

La cervicale, come sappiamo, è la porzione più alta della colonna vertebrale. Risulta essere di fondamentale importanza non solo perché è un punto di appoggio per la testa, ma consente di svolgere movimenti in tutti i piani dello spazio: flesso-estensione, inclinazione e rotazione. Infatti, il tratto cervicale è la porzione della colonna verticale con più gradi di movimento e, allo stesso tempo, quello più vulnerabile poiché ha maggiore probabilità di sviluppare: protrusioni, contratture, traumi, lesioni e disfunzioni varie di movimento. Nella maggior parte dei casi, è stato visto come alla base di disfunzioni cervicali vi è una ridotta stabilità o, ancora meglio, una maggiore mobilità tra i segmenti vertebrali causata da un ridotto controllo neuromuscolare, determinando un ipotono generale dei muscoli stabilizzatori.

Durante la lettura di questo articolo, entrerai a conoscenza dei processi infiammatori e le tipologie di dolore relativi al tratto cervicale, iniziando da alcuni cenni anatomici, soffermandoci sulle patologie che interessano tale segmento e infine su come curarli.A fine lettura, troverai alcune strategie per mantenere in buoni condizioni la tua cervicale. Buon proseguimento.

Anatomia e fisiologia del tratto cervicale

la colonna si compone di 33-34 vertebre e di queste, le prime sette vanno a costituire il tratto cervicale.

Le prime due vertebre, rispettivamente, atlante ed epistrofeo si differenziano dalle restanti cervicali, soprattutto dal punto di vista morfologico; mentre la settima, detta anche “prominente” per l’importante processo spinoso, ha un aspetto simile alle vertebre dorsali. I vari movimenti che il tratto cervicale è in grado di gestire nello spazio, sono resi possibili dall’importante impalcatura muscolare che ne sta alla base, la quale si divide in due gruppi:

Muscoli stabilizzatori: piccoli muscoli preposti a stabilizzare le articolazioni vertebrali. Diverse condizioni cliniche richiedono un miglioramento del reclutamento e del tono muscolare, fondamentali per migliorare la qualità di movimento del collo tra questi rientrano il:
- Muscoli interspinali
- Muscoli intertrasversari
- Muscolo semispinale
- Muscolo spinale del collo
- Muscolo multifido
- Muscoli rotatori brevi e lunghi del collo
- Muscoli obliqui

Muscoli dinamici: composti da fibre muscolari più lunghe, più superficiali consentono la mobilità del collo e della testa, stesso concetto per il muscolo sternocleidomastoideo.

Il tratto cervicale, come anche il resto della colonna, è stabilizzato da vari legamenti:
• Legamento longitudinale anteriore
• Legamento longitudinale posteriore
• Legamenti gialli
• Leg. Intertrasversari
• Leg. Interspinosi
• Leg. Sopraspinoso

A livello del tratto cervicale superiore, tra occipite e C2, ritroviamo anche:
• Legamento dell’apice del dente dell’epistrofeo;
• Legamento trasverso dell’atlante;
• Legamenti alari;

Tra i movimenti che può compiere il tratto cervicale, abbiamo il movimento in:
• Flessione
• Estensione
• Inclinazione laterale
• Rotazione

La lordosi cervicale
Nell’adulto, la colonna vertebrale presenta le classiche quattro curve fisiologiche:
- Due curve a concavità posteriore, o lordosi, che riguardano il tratto cervicale e lombare;
- Due a concavità anteriore, o cifosi, che riguardano il tratto dorsale e sacrale;

Il cambiamento morfologico della colonna vertebrale nell’essere umano è stato reso possibile grazie alla statica eretta che in concomitanza all’evoluzione delle curve fisiologiche, ha reso possibile una sopportazione del carico dieci volte superiore rispetto ad una colonna priva di curve. Diversi studi hanno evidenziato come sia normale assistere ad una perdita della curva lordotica cervicale e per tale motivo nei referti spesso leggiamo “rettilineizzazione del tratto cervicale” o “perdita della lordosi cervicale fisiologica”. Ebbene, ad oggi, tale condizione è dovuta principalmente della ripetuta postura in flessione del capo utilizzata per mandare messaggi col cellulare, smart working e scrivere e-mail sul pc o tablet. Questa continua esposizione in flessione del collo, sia da sdraiati che da seduti, comporta lo sviluppo di degenerazioni discali che sfociano in ernie o protrusioni, cervicalgie accompagnate spesso da mal di testa e riduzione di movimento articolare del tratto cervicale stesso.

Uno studio, portato avanti da ricercatori della New York Spine Surgery and Rehabilitation Medicine, pubblicato sulla rivista Surgical and Technology International, spiega come il tratto cervicale durante l’inclinazione del capo in avanti sia esposto ad un peso di circa 27 Kg. A tal proposito, è bene che vi sia un’adeguata educazione e informazione sugli eventuali rischi e sull’importanza nel mantenere le posture corrette.

Cause di dolore della cervicale

Le cause, alla base del dolore cervicale, sono dovute a 2 condizioni principali, ovvero: instabilità o forte rigidità; due fattori di rischio molto rilevanti. Infatti, nel primo caso abbiamo un tratto cervicale poco stabile e soggetto molto più facilmente a colpi di frusta, ernie o protrusioni; mentre una cervicale rigida presenta molto spesso delle contratture muscoli-fasciali dolorose.

Adesso cercheremo di elencare e, successivamente, analizzare le patologie più frequenti alla base del dolore cervicale, che sono:
- Mal di testa, vertigini, colpo di frusta
- cervicalgia, cervicobrachialgia, trigger points
- fratture vertebrali, lesioni midollari, osteoporosi e artrosi

Cervicale: il colpo di frusta 

Il colpo di frusta risulta essere un evento traumatico dove il collo subisce una brusca estensione (il capo ruota indietro) seguita da una flessione improvvisa in avanti (il capo ruota in avanti). Questo evento risulta essere molto frequente negli incidenti stradali, in particolare nei tamponamenti.

Sintomi annessi al colpo di frusta

Nell’istante successivo al trauma, il soggetto può non avvertire nulla grazie al rilascio di adrenalina all’interno del corpo, che permette di non sentire dolore. Nelle ore successive, il soggetto potrà riportare i seguenti sintomi, quali: mal di testa, vertigini, dolore locale catena anteriore (a livello degli scaleni e Sternocleidomastoidei) e posteriore, dolore al movimento del tratto cervicale.

Quanto tempo è consigliato portare il collare dopo un trauma alla cervicale?

Solitamente, la durata è proporzionale all’entità del danno; al pronto soccorso, nel comune colpo di frusta possono prescrivere il collare dai 5 ai 15 giorni, per consentire maggiore stabilità, riducendo così il rischio di affaticare la muscolatura del collo già infiammata a causa del trauma. È consigliato utilizzarlo per un tempo limite, onde evitare effetti controproducenti, come:
 Riduzione del tono-trofismo muscolare degli stabilizzatori del collo;
 Perdita del controllo motorio;
 L’istaurarsi di posture errate, in quanto si tende ad appoggiare il mento sul margine superiore del collare. Questa posizione viziata comporta una protrusione eccessiva del capo e del collo, con conseguente alterazione della curva lordotica fisiologica. Tale alterazione posturale comporta dei compensi sulle strutture limitrofe, sia a livello dorsale che lombare. 

La spondilolistesi cervicale

E' una condizione che interessa circa il 5% della popolazione mondiale e comporta lo scivolamento della vertebra sovrastante su quella sottostante. In esiti di scivolamento anteriore parleremo di anterolistesi; lo scivolamento posteriore della vertebra sovrastante, rispetto al piano sagittale, prende il nome di posterolistesi; infine, lo scivolamento laterale rispetto al piano frontale viene definito laterolistesi.

Tra i fattori che competono all’insorgenza di tale condizione, avremo:
 Eventi traumatici e sollecitazioni ripetute, come accade spesso in: sport da salto, power lifting e ginnastica artistica
 Cause congenite
 Perdita di controllo motorio

Che tipologia di sintomi vengono riportati?
Spesso i pazienti riportano dolore locale e/o irradiato, difficoltà di movimento e nei casi più importanti una compromissione del canale midollare.

Come intervenire per curare tale condizione?
Il trattamento conservativo risulta essere sufficiente se la condizione viene presa in tempi rapidi. L’obiettivo iniziale sarà, oltre ridurre la sintomatologia usufruendo di mobilizzazioni passive, attive-assistite e terapia fisica, anche educare il paziente impostando un training di esercizi volti a ricreare la stabilità andata persa. Durante la fase acuta, il paziente potrà usufruire della fascia lombare, simile a quella utilizzata dai body builder, per contrastare la sintomatologia dolorosa e garantire maggiore stabilità del tratto interessato.

Trigger points e contratture muscolari del tratto cervicale

I Trigger Points (TP) o “punti grilletto”, sono delle contratture muscolari situate in un’area di eccessiva irritabilità all’interno del fascicolo di un muscolo appartenente al sistema muscolo-scheletrico. I TP vengono suddivisi in quattro categorie:
 Trigger points attivi: sono punti di forte irritabilità, doloranti alla palpazione. Spesso, ma non necessariamente, possono dare dolore riferito o irradiato in zone lontane rispetto al punto stimolato dalla compressione, riducendone la performance del muscolo;
 Trigger points passivi: sono punti grilletto silenti che se irritati possono trasformarsi in trigger attivi. Molto spesso non producono dolore, ma comportano debolezza muscolare e riduzione dell’allungamento muscolare completo;
 Trigger points satelliti: sono TP che si attivano poiché situati lungo l’area di dolorabilità di un muscolo primario o di un organo viscerale. Un esempio può essere rappresentato dall’infarto al miocardio (muscolo del cuore) che determina dolore al braccio, al collo e alla mandibola dell’emilato sinistro
 Trigger points secondari: si attivano in determinati muscoli che, anche se lontani, lavorano in sinergia rispetto al muscolo stimolato o risultano antagonisti;

Come trattare i TP?
Diverse sono le tecniche utilizzate per il trattamento di tale disturbo, di seguito sono state elencate le più usate, come:

Tecniche manuali: le più utilizzate fanno riferimento alla compressione ischemica, risultata efficace nel disinnescare il trigger point, attraverso la pressione appunto delle dita, nocche o gomito dell’operatore sull’area interessata. Tale pressione comporta una fase di ischemizzazione cutanea, circa 30-40 scendi, e successivo rilascio rapido della pressione per favorire la rivascolarizzazione della zona, determinando iperemia visibile dall’aumento del rossore locale. Questa tipologia di tecnica sfrutta, non solo approcci manuali di compressione statica o di massaggio come quello trasverso secondo Cyriax, ma anche: ausili (Iastm, Foam Roller), allungamento muscolare (passivo, attivo e sfruttando il ghiaccio spray).

Terapia fisica: tra questi, per il trattamento del TP, rientrano la tecarterapia e la laserterapia (laser ad alta potenza, tipo Hilt). la tecar sfrutta le microonde per stimolare la biologia tissutale e produrre calore endogeno (dall’interno del tessuto); mentre il laser raggiunge lo stesso fine con modalità differente, applicando energia sotto forma di raggi UV dall’esterno verso l’interno. Ad oggi, i fisioterapisti cercano di integrare entrambe le terapie, sia manuale che fisica, vista la maggiore efficacia terapeutica.

Cosa si intende per mal di testa cervicale

Le argomentazioni legate al “mal di testa” sono abbastanza vaste e complesse, per cui ci limiteremo a dare qualche nozione di base senza entrare troppo nello specifico di tale disturbo. Pertanto, il mal di testa può essere evocato da disfunzioni legate al tratto cervicale che, non muovendosi bene, può determinare del dolore che tende ad irradiarsi fino alla testa. La causa di tale disfunzione non è legata solo all’aspetto articolare, ma anche muscolare. Infatti i muscoli che contribuiscono al movimento del collo, come: scaleni, sternocleidomastoidei, muscoli obliqui i muscoli retti posteriori possono determinare dolore riferito a livello dell’occhio e della fronte. Altra struttura implicata all’insorgenza del mal di testa, può essere l’articolazione temporo-mandibolare (ATM), responsabile dell’attività masticatoria.

Quali sintomi vengono riportati?
I pazienti spesso riferiscono dolore al collo e alla testa; questo perché ogni muscolo presenta una sua area di irradiazione specifica che può essere la zona occipitale, frontale, temporale, mandibolare, oculare ecc… quando l’origine del mal di testa è cervicale, si ha sia una riduzione del movimento che una manifestazione dolorosa importante.

Come possiamo intervenire?
Il fisioterapista, in questa specifica condizione, farà affidamento ai tools a sua disposizione, come: terapia manuale (mobilizzazioni specifiche), terapia fisica (laser e tecarterapia) ed esercizio terapeutico (bilanciamento muscolare).

Vertigini

Le vertigini sono una condizione clinica invalidante che sottende l’alterazione della percezione di movimento del proprio corpo nello spazio circostante, o viceversa. Nel primo caso, parleremo di “vertigine soggettiva” correlata ad alterazioni del sistema nervoso centrale; mentre nel secondo caso parleremo di “vertigine oggettiva” associata ad alterazioni del sistema vestibolare, caratterizzato da disordini meccanici, infiammatori e patologici. La fisioterapia può intervenire sulla vertigine oggettiva, spesso provocata da:
 Colpo di frusta;
 Disfunzioni di movimento del tratto cervicale, con interessamento particolare dei segmenti superiori compresa la regione sub-occipitale;
 Cefalea miotensiva e cervicogenica;
 Disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare;
 Posture viziate, non ergonomiche portate avanti nel tempo;
 Patologie a carico delle vertebre, come: protrusioni, ernie e artrosi;
 Alterazione della sfera emotiva;

Visto che tra le cause di vertigine oggettiva rientrano problematiche appartenenti al sistema cardiocircolatorio (di tipo arterioso), al SNC, labirintite e problematiche di movimento oculare ecc… risulta di fondamentale importanza che il paziente venga visitato da specialisti (es: otorinolaringoiatra) per scongiurare la presenza di patologie gravi.

Come la cervicale può essere causa di vertigini?
Dal punto di vista anatomico, la porzione superiore del tratto cervicale con annesse vertebre e muscoli, risulta essere in stretta relazione col sistema vestibolare (deputato all’equilibrio e alla vista), determinanti nel coordinare al meglio i movimenti ed essere, allo stesso modo, efficienti nel controllo posturale. Pertanto, tutti quei fattori che influenzano negativamente il sistema recettoriale (meccanici e nocicettivi) possono alterare tale controllo motorio, decretando l’insorgenza di condizioni cliniche importanti, tra queste le vertigini.

Quali sintomi vengono riportati?
I pazienti che ne soffrono descrivono diversi sintomi, tra questi avremo:
• Perdita di equilibrio con difficoltà a rimanere in piedi senza potersi sostenere
• Sensazione di sbandamento
• Sensazione di testa pesante o anche troppo leggera
• Difficoltà visive, con visione annebbiata
• Nausea e vomito
• Dolore irradiato al collo, tempie, nuca accompagnato da mal di testa
• Difficoltà nel compiere sforzi importanti
• Facile faticabilità

Come curare le vertigini?
Se dalla valutazione risulta, come possibile causa delle vertigini, una disfunzione del tratto cervicale, il fisioterapista specializzato in terapia manuale potrebbe intervenire in maniera efficace nel risolvere tale condizione. Le tecniche utilizzate saranno:
 Mobilizzazioni articolari;
 Manipolazioni articolari che, a differenza delle mobilizzazioni, sono completamente passive e svolte ad alte velocità e range di movimento ridotto, da qui l’acronimo (HVLAT) – hight velocity low amplitude thrust; spesso efficace nel migliorare la qualità del movimento;
 Di rilassamento muscolare, simili a quelle che abbiamo visto per i Trigger Points;
 Esercizio terapeutico: implementando degli esercizi specifici per andare a stabilizzare la muscolatura, attraverso il rinforzo dei muscoli più deboli e al corretto bilanciamento muscolare;
 Posture: sia attive che passive nel migliorare l’assetto posturale di tutta la colonna;

Cervicalgia: come intervenire sul dolore cervicale

Capita spesso che pazienti affetti da cervicalgia abbiano prescritto, da parte del medico, ginnastica posturale o tecarterapia. Analizzando l’etimologia della parola risulta semplice spiegare come “algia” sta per dolore e “cervic” sta per tratto cervicale; ma abbastanza complesso è comprendere la natura degli eventi, vista la variabilità della causa scatenante che può essere di origine: muscolare, nervosa e strutturale (discale).
Che sintomi riporta il paziente?
Da quanto detto, tale condizione identifica un dolore del tratto cervicale non per forza correlato al movimento. Pertanto, pazienti con diagnosi di cervicalgia possono presentare almeno uno dei seguenti sintomi:
- Dolore alla nuca, al collo, al tratto dorsale, alle tempie o anche mal di testa;
- Dolore e limitazioni di movimento dell’articolazione temporo-mandibolare;
- Riduzione del movimento del tratto cervicale
- Problematiche oculari
- Vertigini e giramenti di testa

Come possiamo curare tale condizione?
Visto che la cervicalgia non è una patologia vera e propria, ma solo espressione di dolore cervicale, non esiste una cura unica per tale condizione. Pertanto, il fisioterapista dopo un’attenta fase di colloquio, valutazione ed ipotesi diagnostica potrà impostare le strategie terapeutiche più adatte a tale condizione. Spesso per tale condizione osserviamo delle prescrizioni di dieci sedute che comprendono:
- Massoterapia
- Tecarterapia
- Elettroterapia antalgica
- Mobilizzazioni vertebrali
- Ginnastica posturale

La Cervicobrachialgia

La cervicobrachialgia è una condizione clinica abbastanza diffusa, che include pazienti affetti da dolorabilità sia sul tratto cervicale che lungo l’arto superiore. Ma qual è il motivo di tale connessione? Il motivo è di origine nervoso, in quanto dai forami vertebrali fuoriescono le radici nervose del cosiddetto “plesso brachiale” composto da nervi periferici deputati all’innervazione d: spalla, braccio, gomito, avambraccio, polso e mano. Spesso esordisce unilateralmente, interessando solo uno dei due lati con annessa la regione innervata da uno dei 3 nervi del plesso brachiale, ovvero: ulnare, radiale e mediano;
Motivo del dolore riferito o irradiato, potrebbe essere determinato dalle protrusioni a livello cervicale che comprimono una o più radici nervose; il che spiegherebbe il dolore diffuso lungo il decorso del ramo nervoso interessato. Molto spesso il dolore irradiato dal collo al braccio può essere dovuto ad un trigger point attivo.

Quali sintomi riportano i pazienti?
In queste situazioni prevale la sintomatologia dolorosa al braccio e al collo, ma anche altri sintomi lungo il decorso di uno dei 3 nervi, come: formicolio, alterazione della sensibilità e della forza muscolare. Esempio, un interessamento del nervo ulnare da sintomatologia sensitivo-motoria lungo la porzione interna del braccio, avambraccio fino ad interessare le ultime due dita della mano.

Come interveniamo in questo caso?
Spesso il paziente con cervicobrachialgia si presenta a noi con il collo bloccato in posizione antalgica; per tale motivo, appena esce dalla zona di comfort sente dolori molto acuti, simili a delle scosse. Nelle fasi iniziali è di fondamentale importanza ridurre la sintomatologia del paziente, usufruendo di: terapia fisica antinfiammatoria, antidolorifici e biostimolanti (es: la tecarterapia). Nella fase sub-acuta il fisioterapista potrà utilizzare, molto efficacemente, tecniche manuali in aggiunta all’esercizio terapeutico volto a stabilizzare i progressi ottenuti e limitare eventuali recidive.

Cervicale associata ad osteoporosi

Come sappiamo, l’osteoporosi è una patologia sistemica degenerativa a carico delle ossa, decretando una riduzione della densità ossea. È una malattia che colpisce prevalentemente donne dopo la menopausa e la popolazione generale oltre i 65 anni di età. Questa condizione pone l’interessato/a ad un maggiore rischio di frattura.
Alla base di tale patologia vi è l’alterazione del normale assetto cellulare a carico delle ossa, tra numero di osteoblasti o cellule rigenerative e osteoclasti o cellule distruttive. In un soggetto sano, la percentuale di queste cellule è costante e definito; mentre in un soggetto patologico il numero degli osteoclasti presenterà una percentuale maggiore.

Quali saranno i sintomi dell’osteoporosi sulla colonna vertebrale?
A livello clinico, l’unica manifestazione di questa condizione è la frattura, interessando maggiormente: le vertebre e il collo del femore; infatti, quelle più soggette a rischio frattura appartengono al tratto dorsale, avendo un corpo vertebrale più grande.

Come possiamo intervenire?
Il trattamento conservativo prevede:
- Ridurre ed eliminare il rischio caduta (fare attenzione alle barriere architettoniche dentro casa - es: scalini o tappeti);
- Conseguire uno stile di vita sano, attivo, alimentazione sana con riduzione di fumo e alcool;
- Assunzione degli inibitori del riassorbimento osseo come bifosfonati (es: acido clodronico) e stimolatori della mineralizzazione ossea;
- Assunzione di vitamina D ed esposizione al sole;

 

BIBLIOGRAFIA 

Bernal-Utrera C, Gonzalez-Gerez JJ, Anarte-Lazo E, Rodriguez-Blanco C. Manual therapy versus therapeutic exercise in non-specific chronic neck pain: a randomized controlled trial. Trials. 2020 Jul 28;21(1):682. doi: 10.1186/s13063-020-04610-w. PMID: 32723399; PMCID: PMC7385865.

Rodríguez-Sanz J, Malo-Urriés M, Corral-de-Toro J, López-de-Celis C, Lucha-López MO, Tricás-Moreno JM, Lorente AI, Hidalgo-García C. Does the Addition of Manual Therapy Approach to a Cervical Exercise Program Improve Clinical Outcomes for Patients with Chronic Neck Pain in Short- and Mid-Term? A Randomized Controlled Trial. Int J Environ Res Public Health. 2020 Sep 10;17(18):6601. doi: 10.3390/ijerph17186601. PMID: 32927858; PMCID: PMC7558520.

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