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Arto inferiore: le patologie dell’anca
L'articolazione dell'anca è essenziale per la connessione tra arto inferiore e tronco e per la deambulazione. Questo articolo descrive i principali muscoli coinvolti, come il medio gluteo, e fornisce una panoramica delle patologie ortopediche comuni dell'anca. Vengono illustrati i trattamenti farmacologici, ortopedici e fisioterapici più efficaci, con un focus sugli strumenti e le metodologie avanzate adottate anche presso lo Studio fisioterapico ed osteopatico di Roma Balduina, volti a migliorare la qualità di vita dei pazienti.
Arto inferiore: le patologie dell’anca
Scopriamo quali sono le tecniche maggiormente indicate per le patologie che affliggono l'anca presso il Centro di Fisioterapia ed Osteopatia a Roma Balduina
• Introduzione
• Cenni anatomo-fisiologici dell’articolazione dell’anca
• Articolazione dell’anca: le patologie più frequentemente riscontrate
• Articolazione dell’anca: l’intervento di protesizzazione
• Articolazione dell’anca: cura e prevenzione
• Bibliograf
Introduzione
La porzione dell’anca risulta essere una delle articolazioni fondamentali del sistema muscolo-scheletrico, poiché collega l'arto inferiore al tronco e ci permette di eseguire una delle funzioni vitali principali, ovvero: deambulare. Infatti, tra i muscoli principali coinvolti nella deambulazione troviamo, oltre al muscolo quadricipite, il medio gluteo che è uno dei muscoli responsabili del movimento dell'anca. Questo muscolo, partendo dalla fascia glutea e dalla cresta iliaca del bacino, si inserisce sul grande trocantere del femore che, come vedremo successivamente, risulta essere il punto di inserzione di diversi muscoli importanti per questa articolazione e non solo.
In questo articolo, discuteremo un po' dell'anatomia dell'anca per poi esaminare le patologie ortopediche più comuni che colpiscono quest'articolazione. Per ciascuna patologia, illustreremo i rimedi più efficaci oggi disponibili, sia in ambito farmacologico che ortopedico, ma soprattutto fisioterapico. Con quest’ultimo cercheremo di illustrare nel dettaglio gli strumenti che un buon centro di fisioterapia deve possedere, come avviene presso lo studio fisioterapico ed osteopatico di Roma Balduina, per ottenere un miglioramento della qualità di vita di questi pazienti. Buona lettura!
Cenni anatomo-fisiologici dell’articolazione dell’anca
Prima di approfondire l’artrosi e altre patologie muscolo-scheletriche a carico di questa articolazione, è utile fornire alcune nozioni importanti sull'anatomia dell'anca.
L'anca o articolazione coxo-femorale è una enartrosi e come tale presenta una notevole mobilità sui 3 piani dello spazio; questa, collega l’arto inferiore al bacino ed è costituita da due superfici articolari ossee principali:
• La testa femorale: rappresenta l’estremità prossimale del femore;
• l’acetabolo o cavità acetabolare: presenta una cavità ossea semisferica formata dalla fusione delle tre ossa del bacino (ileo, ischio e pube), contornata dal labbro acetabolare (composto da tessuto fibro-cartilagineo) che ne amplia la superficie articolare per accogliere meglio la testa del femore.
Se consideriamo la capsula articolare, l'anca risulta rivestita da una capsula molto robusta, rinforzata da un sistema legamentoso abbastanza importante. L’anca, infatti, si compone di quattro legamenti principali:
• legamento ileofemorale
• legamento pubofemorale
• legamento ischiofemorale
• legamento della testa del femore o legamento rotondo, affiancato dai rami venosi e arteriosi che sono di fondamentale importanza per la vascolarizazzione di questa struttura.
Considerando la varietà di movimenti, l'ampia escursione articolare e il carico che sopporta, l’anca è sostenuta da una solida struttura muscolare, che può essere suddivisa in due gruppi principali:
- Muscoli interni o anteriori dell’anca: responsabili della flessione e rotazione esterna, include i muscoli della fossa iliaca. Tra questi riscontriamo la presenza del muscolo otturatore interno, muscolo ileo-psoas e piccolo psoas che sono propri dell’articolazione. Medialmente avremo i muscoli adduttori dell’anca, quale il muscolo: grande adduttore, lungo adduttore, breve adduttore, gracile e pettineo;
- Muscoli esterni o posteriori: comprende i muscoli della regione glutea (il grande gluteo, il medio gluteo, il piccolo gluteo); mentre il piriforme, l'otturatore esterno, il gemello superiore, il gemello inferiore e il quadrato del femore prendono tutti inserzione col grande trocantere del femore.
Articolazione dell’anca: le patologie più frequentemente riscontrate
In questo articolo analizzeremo alcune delle patologie ortopediche dell’anca più frequentemente trattate nei centri di fisioterapia:
• La coxartrosi;
• L’impingement femoro-acetabolare;
• La borsite trocanterica;
La coxartrosi è la forma più comune di artrosi dell’anca. Questa articolazione, insieme al ginocchio, è particolarmente soggetta a usura, probabilmente a causa del carico costante che deve sostenere poiché supporta gran parte di tutto peso corporeo.
Il quadro clinico della coxartrosi include diversi sintomi principali:
- Dolore: in fase acuta si manifesta sotto carico e tende a diminuire fino a scomparire con il riposo. Tende ad acutizzarsi con i cambi di posizione (ad esempio da seduto a in piedi) e durante i movimenti di abduzione e rotazione esterna della testa del femore, evidenziabile anche con il FABER test.
- Riduzione della funzione
- Rigidità mattutina: inizialmente dura pochi minuti, ma si prolunga nel tempo con il progredire della patologia.
- Atteggiamento compensatorio: il paziente tende a mantenere l’arto inferiore in leggera abduzione, flessione e rotazione esterna.
- Dolore alla palpazione: nell'area intorno alla testa femorale, nella zona pubica e in prossimità del grande trocantere.
- Positività al test di Trendelenburg: il paziente fatica a mantenere stabile il bacino quando carica il peso sull’arto affetto. Questo determina una caduta dell’emibacino controlaterale, dovuto principalmente ad una debolezza del medio gluteo dell’anca interessata, causando una zoppia di fuga.
La progressione della coxartrosi è lenta e può essere suddivisa in tre fasi:
1. Fase asintomatica, con un danno cartilagineo appena iniziato.
2. Fase sintomatica iniziale, con i primi fastidi occasionali e non associati a un movimento specifico.
3. Fase sintomatica conclamata, si riscontrano tutti i sintomi descritti in precedenza. In questa fase, la fisioterapia può offrire sollievo se avviata in tempo; nei casi più gravi, può essere necessario l’intervento chirurgico per sostituire la superficie ossea danneggiata con una protesi che sia una endoprotesi (protesi parziale) o artroprotesi (protesi totale).
La diagnosi di coxartrosi si effettua tramite visita ortopedica, con l’erogazione di test clinici specifici, palpazione, analisi di esami ematici e radiologici per valutare il grado di degenerazione articolare.
Il trattamento fisioterapico mira a ridurre i sintomi e migliorare la funzionalità articolare, attraverso:
- Tecniche di terapia manuale: con mobilizzazione articolare passiva e attiva-assistita, de coattazione articolare per dare sollievo all’articolazione e tecnica miofasciale per migliorare la motilità e ridurre la sintomatologia algica.
- Terapia fisica: ipertermia, tecarterapia, laserterapia, ultrasuonoterapia, correnti antalgiche.
- Esercizio terapeutico: esercizi per recuperare il tono-trofismo muscolare, il controllo motorio, l’equilibrio, la propriocezione e ottenere le corrette lunghezze muscolari.
L’impingement femoro-acetabolare o conflitto femoro-acetabolare, è una disfunzione di movimento in cui l’articolazione dell’anca presenta una mobilità abbastanza ridotta. I sintomi frequentemente riscontrati sono: limitazione funzionale e il dolore, in particolare durante flessione, adduzione e rotazione interna dell’anca.
La fisioterapia, per tale condizione, mira a:
• Ridurre il dolore tramite mobilizzazioni e mezzi fisici (es. tecarterapia);
• Correggere atteggiamenti posturali errati, come accavallare le gambe o caricare il peso maggiormente su un arto;
• Migliorare il controllo motorio, attraverso esercizi mirati a rinforzare i muscoli stabilizzatori dell’anca.
La borsite trocanterica risulta essere una infiammazione di una o più borse sinoviali situate vicino al grande trocantere. Le cause di insorgenza, ad oggi, non sono ben note, ma si ritiene che microtraumi ripetuti, sovraccarichi e disfunzioni siano tra i principali fattori di rischio.
I sintomi discriminanti di questa patologia includono:
- Gonfiore locale
- Dolore alla palpazione
- Dolore durante il movimento
La diagnosi si avvale di test clinici e di esami strumentali come ecografia o risonanza magnetica per valutare l’entità dell’infiammazione.
Articolazione dell’anca: l’intervento di protesizzazione
Le protesi d’anca possono coinvolgere solo la sostituzione della testa femorale o dell’acetabolo (endoprotesi) o di entrambi gli elementi ossei dell’articolazione (artroprotesi), ossia la testa del femore e la cavità cotiloidea.
Le complicanze post-operatorie sono abbastanza prevedibili e molto rare. Le principali devono essere prese in considerazione per almeno 3 mesi dopo l’operazione. Tra queste sottoelencate, abbiamo:
• TVP (Trombosi Venosa Profonda): per prevenire questa condizione, il paziente indossa calze elastiche anti-trombo fin dal primo giorno dopo l’intervento ed è stimolato dal fisioterapista a mobilizzare il piede (eseguendo diverse serie di flesso-estensione di caviglia durante la giornata) e a mantenere in elevazione (utilizzando un cuscino sotto la gamba);
• Lussazione della protesi: per minimizzare il rischio di lussazione, il paziente deve evitare posture che possano causare lo spostamento della protesi, come:
- Evitare di addurre l’anca oltre la linea mediana del corpo: accavallando le gambe o dormire di fianco senza utilizzare l’ausilio di un cuscino tra le gambe;
- Non superare la flessione d’anca oltre i 90°: evitando di piegarsi nel prendere oggetti da terra;
- Evitare le rotazioni, in particolare quella interna: con la punta del piede rivolta verso l’interno;
• Formazione di calcificazioni: per prevenire le calcificazioni, è importante muovere l’articolazione sin dal primo giorno e aumentare gradualmente il carico.
Il recupero completo post-operatorio non è breve, questo varia da circa tre mesi e mezzo per le endoprotesi a sei-sette mesi nei casi più complessi di artroprotesi.
Il fisioterapista interviene sia in fase preoperatoria che postoperatoria. Durante la fase preoperatoria, l’obiettivo di un centro fisioterapico specializzato, come per il Centro di Fisioterapia ed Osteopatia a Roma Balduina, sarà quello di consentire un:
• Recupero del tono muscolare e della propriocezione dell’arto inferiore;
• Addestramento del paziente a esercizi di fisioterapia respiratoria, utili anche durante la degenza;
• Istruzione sull’uso delle stampelle, affinché il paziente sia già pratico e confidente nel momento del loro utilizzo.
In fase post-operatoria, l’obiettivo è il massimo recupero funzionale dell’anca. Gli interventi includono:
• Mobilizzazioni (passive, attive-assistite ed attive) per il recupero della mobilità;
• Esercizio terapeutico per il tono muscolare, la propriocezione e l’equilibrio;
• Tecniche di terapia manuale e l’utilizzo di mezzi fisici per ridurre il dolore.
Inizialmente, il trattamento è per lo più passivo, a cura del fisioterapista, che si occupa di trattare le aderenze fasciali intorno alla cicatrice e di mobilizzare cautamente l’articolazione entro l’arco di movimento stabilito. Fin da subito, il paziente inizia esercizi per il rinforzo del quadricipite e dei muscoli glutei, essenziali per riprendere la deambulazione. Il rinforzo muscolare viene spesso supportato dall’elettrostimolatore. Il paziente inizialmente cammina con un deambulatore, sostituito poi dalle stampelle con andatura a 3 e 4 tempi, fino a raggiungere il carico completo.
Con l’autorizzazione dell’ortopedico al carico completo, il fisioterapista lavorerà anche sul ciclo del passo, oltre ad organizzare un programma di esercizi volto al recupero funzionale dell’anca.
Articolazione dell’anca: cura e prevenzione
Come abbiamo potuto apprezzare dai precedenti paragrafi, il trattamento, anche se specifico per le singole patologie sopraelencate, tutte fanno riferimento all’importanza di:
• Farmaci antinfiammatori
• Fisioterapia
La fisioterapia, come abbiamo visto, comprende generalmente l’utilizzo di:
• Terapia Fisica, nel ridurre la sintomatologia dolorosa e controllare l’infiammazione, attraverso: tecarterapia, ipertermia, ultrasuoni ed elettroterapie.
• Tecniche di terapia manuale, per migliorare il movimento fisiologico dell’articolazione.
• Esercizio terapeutico, per recuperare il tono-trofismo muscolare ed ottenere così maggiore stabilità dell’articolazione interessata.
Ricorda che svolgere regolare attività fisica, mantenere un peso corporeo adeguato e fare controlli periodici con il proprio fisioterapista di fiducia sono fondamentali per preservare la salute del proprio corpo.
BIBLIOGRAFIA
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